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Bocciato in “Disegno e Bella Scrittura” dall’allora maestro elementare Silvano Manias, che insieme ai genitori di lui cercava di spegnere
l’economicamente fallimentare passione per il disegno, viene avviato dal padre ad una scuola professionale per farne un abile carpentiere,
con la promessa non mantenuta che vi sarebbero state anche lezioni di mosaico.
Insistendo supera le resistenze di padre, madre e maestro elementare (nonchè direttore della scuola per muratori) grazie all’intercessione di
Don Sante Taiariol, che a colloquio con la madre, esasperata dalle insistenze artistiche del figlio, porge il saldo consiglio di recarsi
a San Vito al Tagliamento e discutere delle di lui capacità artistiche col maestro Federico De Rocco,
allora assistente all’Accademia di Belle Arti di Venezia (1956 – 1957).
Dal giudizio ottimo di De Rocco ne deriva la possibilità di entrare all’Istituto Statale d’Arte di Venezia, previo però un esame di ingresso
da sostenersi a causa delle pagelle pregresse.

Si diploma Maestro in Affresco all’Istituto Statale d’Arte di Venezia studiando con i maestri Butera, Morocutti e De Rocco.
L’Istituto vince il Primo Premio alla “Rassegna degli Istituti d’Arte d’Italia” con una sua opera, cosa che gli assicura
una piccola borsa di studio della Banca Nazionale del Lavoro.
Ha completato successivamente la formazione studiando con Bruno Saetti all’Accademia, sempre di Venezia.
Nel  1961, a soli 18 anni, allestisce la sua prima mostra a Palazzo San Marco a Pordenone:

“Quasi nessuno venne a visitarla, e quel che è peggio nessuno comprò nulla. Stavo smantellando l’esposizione, quando a notte inoltrata
un signore venne ed acquistò due dei miei dipinti, guardando tutto senza profferire parola. Poi arrivò un altro cliente, un famoso avvocato.
Al mio ritorno ad Azzano Decimo, seguii un corso serale professionalizzante diplomandomi anche in muratore, facendo felice mia madre
e la tradizione di famiglia...”

Partecipa alla vita artistica dagli anni ’60 con mostre in molte città italiane e straniere, tra le quali ricorderemo
Roma, Trieste, Grado, Pordenone, Udine, Portogruaro, Venezia, Vicenza, Verona, Milano, Ginevra, Zurigo, Vienna, Klagenfurt, Parigi ed altre.

Subito dopo il rientro ad Azzano, diviene intenso il rapporto con quella parte dell’ambiente artistico pordenonese
che risultava più aggressiva e disposta ai rinnovamenti.
La mostra con Giancarlo Magri, la sodalità con Giorgio Cosarini, Giancarlo Teardo, Massimo Bottecchia e altri artisti
dà vita nel 1965 all’Articlub di Gino Scagnetti, Giuliana Populin e Nereo Silvestrini.
E’ partecipe attivo e fondatore di un sodalizio di intellettuali che ha vita breve, ma che riesce a realizzare in provincia varie mostre fino a creare
il Premio Nazionale di Pittura Città di Pordenone. Quella manifestazione rappresenta anche il loro “canto del cigno” in quanto il premio viene
avocato dagli amministratori e successivamente affidato all’Agenzia M.B. di Pieraldo Marasi e ad Alvaro Cardin.
Nella nativa Azzano Decimo si trova poi coinvolto nella creazione del Circolo ARS (Artistico Ricreativo Sociale),
che opera attivamente negli anni fra il 1967 e il 1993, insieme ad Oddone Rambaldini, Renzo Crozzoli ed altri attivisti della
“promozione sociale della cultura e dell’ecologia sostenibile” (in nettissimo anticipo sui tempi).
Alla fine degli anni ‘60 e nei primi del decennio dopo fonda insieme a Federico Maria Ramon Carmona, con la partecipazione tecnica di Guerrino Zorzit,
lo Studio X di pubblicistica, serigrafia e tampografia.

Il culmine delle cooperazioni aggregative giunge con l’UNIONE DEGLI INCISORI VENETO – FRIULANI
fondata a Portogruaro da Gina Roma e Cesco Magnolato, a cui aderì con ben 70 altri artisti incisori (del 1978 la loro famosa “mostra itinerante”).
Seguono nel periodo alcuni manifesti per attività sindacali, cartelle di grafica prodotte in speciali occasioni e nel 1977 a Piancavallo i ritratti dei vincitori
della “Coppa Europa di Sci” organizzata da Giancarlo Predieri, Giovanni Biazzo e l’allora SciCLUB Pordenone.

Tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 l’attività artistica si rivolge ai problemi ambientali e nel 1981 è promotore insieme agli ecologisti
della zona della salvaguardia ambientale del fiume Sile e del fiume Fiume, il primo attraversa il paese d’origine ed il secondo quello del maestro De Rocco.
Durante gli anni ‘80 la personale competenza di “costruttore” ed “affrescatore”, esperto in arti visive ed estetica come nel sapere come e cosa
può realizzare un carpentiere lo portano alla collaborazione con lo Studio di Architettura Mainardis in Venezia ed altri.
Partecipe attivo nell’Associazione Arti Figurative fondata da Tramontin e frequentata da personaggi come De Rocco, Cavazzon e Onesti:
con questi due ultimi crea anche un piccolo gruppo per fare arte sociale. Dal ’89 al ’94 insegna modellato al Liceo Artistico Parini in Pordenone.

Seguono anni di isolamento e di lotta alla malattia durante i quali i “sereni animali”,
verso i quali ha dimostrato un interesse attivo mai degenerato nell'ecologismo fondamentalista, descrivono un mondo che emerge come “dal fato”
ed in costante pericolo e che nutre la sua produzione quotidiana.
Emerge sempre dagli anni ‘80 la scelta di andare caparbiamente a vivere in luoghi costantemente “fuori mano”.
Una vita “in perenne ristrutturazione”, come l’attuale locazione in Pasiano ed il ripristino, cominciato con la malattia,
di una vecchia barca a vela “in secca” sul cortile.
Recuperata da chi voleva demolirla, da lui rimessa in assetto con lavoro artigiano e certosino, il cui completamento non ha (e forse non avrà mai) termine.
Oggi aggredita e fatta regredire essa stessa da quella natura che, coi suoi fortunali, egli sente più vicina delle persone.
E l'amore per il mare, come quello per la natura, in lui non può essere circoscritto ad una vicenda conclusa.
La malattia, ormai riassopita e sotto controllo, non ferma un continuo costruire vita in bilico tra fantasia pittorica e realtà umana.
La scelta di “eremitaggio intellettuale” non favorisce l’attuale presenza nel vivo del dibattito culturale che, in provincia ed in regione,
è comunque vivace ed intenso.

Le sue “apparizioni” si sono limitate negli ultimi 20 anni ad alcune presenze significative in ambito territoriale che hanno proposto
la sua visione della “donna” o quella dei “sereni animali”.
Nel mentre partecipa alle iniziative del Centro Arti Plastiche di Udine e lo troviamo in mostre in occasione di operazioni culturali importanti
tenutesi in Austria e Slovenia (Biennali Intart) e Polonia.
biography notes
note biografiche

Nato nell’estate del 1943 ad Azzano Decimo,
pare debba il nome ad uno zio morto in guerra in quegli anni.
Il primo dipinto che vede è nella chiesa
San Pietro Apostolo di Azzano Decimo, dove un suo antenato,
Andrea del Bel, fu a capo della confraternita di Zuiano
(dove il clan ebbe origine) verso la fine del Settecento,
anche se lui stesso altre volte dichiara che l’approccio alla pittura
fu del tutto casuale, legato in qualche modo
ai giochi col fratello Riccardo, il quale abbandonò presto la “smania”
del disegno su pressione della famiglia.

Vissuta un’intera vita in Azzano, risiede ora a Pasiano di Pordenone.



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© Giulio Belluz mail